L’appartamento ereditato dalla nonna era stato un bel colpo di culo per me. Ci avevo vissuto comodamente per un paio di anni e me l’ero goduta. Eccome! Se quelle pareti e quel divano avessero potuto parlare! La mia vita sarebbe però cambiata di lì a poco. Il lavoro mi avrebbe condotto all’estero, verso una nuova avventura professionale. Ci eravamo posti il problema di cosa farne. Parlo al plurale perché in realtà io ne possedevo solo il cinquanta per cento. L’altro cinquanta era di mio cugino Massimo. Un tipo simpatico e gioviale, Massimo. Un tipo sveglio.😉 Fin da bambini avevamo giocato assieme e, una volta cresciuti, era stato un mio compagno di merende. Assieme ne avevamo combinate di cotte e di crude. Era rimasta fra noi una complicità speciale. Ci capivamo al volo senza parlare.
Mettere l’appartamento in affitto ci sembrava troppo complicato; nessuno avrebbe avuto tempo o voglia di occuparsene. A quel punto la scelta più logica era quella di venderlo e dividerci il gruzzoletto. Eravamo rapidamente giunti a questa conclusione.
Quel sabato sera eravamo lì assieme; stavamo aspettando gli agenti immobiliari con cui avevamo concordato un appuntamento. Il passaparola ci aveva indotto a fidarci di questa coppia di imprenditori. L’orario era un po’ insolito, ma ci eravamo adattati alle loro disponibilità. Il citofono suonò e si accomodarono. Beh, devo dire che ci fecero subito un’ottima impressione. A era un uomo simpatico che ci mise subito a suo agio. E S? Che dire di S? Dietro quegli occhiali e la professionalità con cui si presentò intuimmo tutti e due un qualcosa, una sorta di fuoco 🔥 nascosto. Il vestito nero che indossava, pur non essendo assolutamente volgare, ne sottolineava una evidente femminilità. La generosa scollatura faceva intravvedere un seno ragguardevole nonché la probabile assenza di reggiseno. L’ampio spacco esibiva le cosce. Completava il quadretto un paio di scarpe che definirei assassine, il cui tacco a spillo esaltava ancor di più le curve appetitose.
Da bravi proprietari iniziammo a mostrare a S (era lei in realtà che gestiva quel business) la casa esaltandone le qualità. Mio cugino Max, completamente rapito dal fascino della donna, non mi stava dando una gran mano devo dire! S era una negoziatrice accorta e determinata; compresi che la trattativa sarebbe stata dura. Neppure io, del resto,ero insensibile all’ammaliante incantesimo di seduzione che S (involontariamente?) stava esercitando su di noi, ma cercavo di tener duro.
Quando si arrivò alla fatidica domanda (“Quanto volete?”) e comunicai la nostra richiesta, S iniziò a giocare le sue carte. Innanzitutto fece la sua apparizione una bottiglia di Amarone con cui brindare. Gli animi si rilassarono. S era seduta sul divano, fra Max e il sottoscritto, mentre A si era posto di fronte a noi. Lo spacco del vestito si aprì ulteriormente, lasciando quasi intravvedere un intimo nero. Non poteva non essersi accorta dei nostri sguardi, che vagavano fra le cosce esposte e il seno che pareva voler uscire a tutti i costi.
S avanzò la sua controproposta: la distanza era notevole. Ma forse ci sarebbe stato modo di trovare un punto di incontro, disse lei ambiguamente. Di colpo scese una strana atmosfera in quella stanza. Eravamo tre maschi e una femmina, bellissima, in mezzo a noi. La tensione erotica iniziò a farsi palpabile quando inaspettatamente l’uomo propose un gioco. Si trattava di una versione moderna dell’intramontabile “obbligo o verità”. Ogni volta che S avesse accettato di eseguire sua penitenza il nostro prezzo sarebbe calato!
La donna si guardava attorno, dea il divertito e l’imbarazzato ma non si tirò indietro. Neppure un secondo. Le prime penitenza furono subito piccanti. Avrebbe potuto essere altrimenti? In cambio di uno sconto di 10.000 €, S acconsentì ad accarezzarci entrambi attraverso i pantaloni. Non poté non percepire il nostro stato di eccitazione. Dal suo sorriso supposi che la cosa non la lasciasse del tutto indifferente. Chissà se il tessuto nero del suo intimo iniziò a inumidirsi in quel momento?
Le penitenze si fecero via via più hot, in cambio di sconti sempre più significativo. S stava raggiungendo pienamente il risultato che si era prefissata. Eravamo ormai in sua balia e il prezzo scendeva rapidamente, troppo rapidamente, verso la cifra che lei si era prefissata.
Venne il momento di passare alle cose serie: io avrei dovuto tirare fuori il cazzo e riuscire a non avere erezioni mentre mentre lei avrebbe esposto al mio sguardo tette e figa. Eravamo faccia a faccia, S ed io. Seppi che avrei perso miseramente la sfida, non appena vidi il suo seno maestoso con 2 larghi capezzoli. Quando poi il suo uomo le scostò il perizoma e vidi una figa carnosa…il mio cazzo ebbe un sussulto. S si ricompose, ma per poco. Infatti subito dopo toccò anche ad A la stessa sfida e fummo Max e io ad esibirla nuovamente. Questa volta, scostando il vestito con le mani, potevo assaporare la durezza del suo seno, accarezzarlo e palparlo!
A non provò neppure a nascondere la sua erezione. Pur essendo S la sua compagna e conoscendola lui perfettamente, si vedeva che ne era pazzo come il primo giorno. Le alzammo il vestito. E mi presi la libertà di sfilarle direttamente il perizoma invece di scostarlo. Le aprii delicatamente le grandi labbra con le dita per esibirla bene. Per esibirla oscenamente.
La gradazione erotica era ormai altissima, il vino aveva avuto l’effetto di disinibire progressivamente la terribile negoziatrice. Passammo al livello Super Hot e la nuova penitenza fu davvero impegnativa. Vinsi il privilegio di leccarla fra le cosce mentre lei avrebbe a sua volta succhiato il cazzo degli altri due. Cosa avrebbe fatto S? Si sarebbe fermata, paga dallo sconto già ottenuto, oppure si sarebbe messa in gioco fino in fondo?
La nostra attesa non durò molto. La donna capitolò. Oppure si comportò esattamente come voleva? Ancora una volta si concesse a noi. Ma chi aveva realmente in mano le redini del gioco? Era una donna succube o piuttosto la vera dominatrice come accade quasi sempre nei giochi erotici?
Andammo in camera, dove la invitai a togliersi il vestito. Ormai l’unico indumento che indossava erano i tacchi che per nessuna ragione al mondo le avremmo chiesto di sfilare, tanto rendevano la sua silhouette ancora più seducente. Si sdraiò e inizio lentamente ad aprire le cosce. Mi avvicinai assaporando l’odore di femmina eccitata, quindi il suo sapore.
Ebbi la conferma immediata che S era eccitata. Molto eccitata. I suoi sospiri vennero presto rimpiazzati da osceni rumori di risucchio. Anche i miei compari erano entrati in azione. Non li potevo vedere, immerso com’ero fra le sue cosce, ma non avevo il minimo dubbio su ciò che stava succedendo. Ogni argine, ogni remora, ogni ritegno era ormai sparito. La nostra lunga negoziazione era stato un lento gioco di potere, sospeso fra mente e corpo.
Anche l’ultima penitenza, quella finale, venne accettata. S avrebbe dovuto praticare il sessantanove con tutti e tre, a turno, per un minuto ciascuno. Quando toccò a me gustai anche io la calda morbidezza della sua bocca e il sapiente lavoro della sua lingua. Le piaceva ciò che stava facendo. Nessuno di noi aveva il benché minimo dubbio. La donna stava vincendo su tutta la linea!!
Non restata che festeggiare la conclusione della trattativa, e fu un festeggiamento memorabile. Max iniziò a penetrarla mentre A ed io venivamo coccolati in modo dolce e bagnato. La saliva di S colava a fiotti, in lunghi ed eccitanti filamenti di bava. Alternava la bocca fra noi 2, poi ci avvicinava per prenderli entrambi in bocca. Assieme. Raramente avevo visto tanta passione e tanta porcaggine 🐷.
La spietata donna d’affari era scomparsa, sostituita da una femmina appassionata, vogliosa di dare e ricevere piacere. Di godere e fare godere. Anche io la penetrai a pecorina. La sua schiena arcuata era uno spettacolo oltremodo eccitante, così come il suo buchino che intravvedevo occhieggiare fra le chiappe. I miei primi affondi, misurati e profondi, divennero sempre più martellanti man mano che la sua figa si apriva e colava. Nulla ci avrebbe fermati.
Nulla se non la proposta finale: “vogliamo schizzarla” S era in ginocchio, l’odore del sesso riempiva la stanza. Venni per primo schizzandole labbra e guance. La sua lingua saettava sulla cappella per non perderne neppure una goccia. Max e S non furono da meno. S ingoiò tutto senza fare una piega. Ci vuotò, ci prosciugò letteralmente. Appagati e rilassati fu un piacere conversare ancora a lungo con loro in un clima improvvisamente sciolto e rilassato. Questa è una delle magie che può scaturire dal libertinaggio.
E la firma del famoso contratto di vendita? Magari in un successivo incontro, dato che non avevamo tutti i documenti pronti.
S sarebbe infine riuscita a farsela regalare, quella benedetta casa?