La Sconosciuta nel buio di casa loro

Fu una delle esperienze più stranianti della mia vita. Ci ripenso con un sapore agrodolce in bocca. Con il dubbio che lei non volesse davvero. Mi chiedo in quale gioco perverso finii in quella strana notte. Mi chiedo quali fossero davvero i desideri di lei. Quelli di lui. Mi chiedo se le piacque o se invece accondiscese docile ai desideri del suo compagno. Tutto particolare, insolito. Mi turbò e ancora oggi non so se feci bene o no.

Le coppie nel mondo del gioco non sempre vivono una relazione sana ed equilibrata. Troppe volte in vita mia ho visto profondi sbilanciamenti. Lui vuole e lei, pur di non perdere questa relazione, accetta passivamente di seguirlo senza ovviamente trarne alcun piacere. Attenzione però, avviene anche l’opposto. In altri casi l’energia e la voglia sono tutte dalla parte della donna ed è l’uomo che si rassegna a farle da partner riluttante. Tutto questo nasce sempre da una mancanza di comunicazione. Non solo all’interno della coppia stessa, come è facilmente intuibile, ma anche e soprattutto all’interno dei suoi membri. Relazioni non sufficientemente equilibrate nascono da individui non sufficientemente equilibrati. Saper porre i propri confini e farli rispettare, ascoltare il vero sé e non l’ego, prendere consapevolezza delle proprie dinamiche interne, non saper esprimere in modo assertivo i i bisogni, non saper esercitare l’ascolto attivo ed empatico dell’altro. Sono cose che nessuno ci insegna ma tutto questo conduce sempre a esiti disastrosi. Nella coppia libertina, semplicemente, questo appare subito nella sua nitidezza, senza equivoci. Perché si toccano le ferite più profonde in noi.

Fu davvero, per me, una situazione inaspettata e sorprendente.
Stavo rientrando a casa ed era quasi mezzanotte; di cattivo umore, perché la mia mia serata non era stata affatto positiva. Una di quelle serate in cui viene da pensare: “era meglio se stavo a casa con un buon libro”. In ogni caso era finita e avrei presto dimenticato quella donna insignificante e bugiarda. Beh, era anche una mia responsabilità; non avevo avuto la determinazione di tirarmi indietro. 😞Pace. Un ultimo sguardo ai messaggi ricevuti e poi a nanna.

Apparve però la busta gialla, la maledetta icona della busta gialla in alto a destra che da grigia si colora. Un piccolo “1” rosso che promette tutto. O nulla. Aprii il messaggio; non ne ricordo le parole esatte ma il senso era il seguente: “ti va di raggiungerci a casa? Siamo di passaggio in zona e stiamo nel posto…”. Seguiva un indirizzo, un paesino a circa mezz’ora di strada. Le foto sul loro profilo erano indubbiamente invitanti. Si vedevano due cosce tornite , inguainate in eleganti autoreggenti. Il tacco a spillo, il culo compatto e sodo. Come dire di no? Come tirarsi indietro? Come perdere questa occasione? Non esitai. Come sempre non esitai e risposi. Avrebbe però potuto essere uno scherzo idiota e domandai uno scambio di telefoni. Lui accettò e iniziammo a scriverci in privato.

Certezze non ne avevo, avrebbe potuto benissimo mandarmi in giro per la provincia milanese solo per il gusto di farlo. Ma avrebbe avuto senso? E in ogni caso, cosa avevo da perdere? Il mio cazzo pulsava ancora. Desideravo cancellato su quel corpo sensuale il ricordo del brutto incontro, come una caramella scaccia il sapore amaro della medicina. Mi misi in viaggio. Le strade secondarie erano deserte a quell’ora e rare le automobili che incrociavo. Non avevo forse mai ricevuto un invito così diretto e sfacciato. Inutile negarlo: era ancora una volta la “situazione” a intrigarmi. Il fatto che fosse così insolita. Se non fossi andato lo avrei rimpianto, lo sapevo.

Continuai ad avvicinarmi alla meta, guidato dal navigatore lungo strade di campagna costeggiate di alberi e campi. Lui mi continuava a scrivere, ansioso di sapere dove fossi. Sembrava frenetico nella sua impazienza. Come se in lui stesse bruciando il demone. Giunsi infine nel paese. Parcheggiai e il silenzio fu totale. Mi trovavo in una strada residenziale. Un grande e moderno edificio si stagliava davanti a me. Mi era stato descritto nei dettagli e fui certo di essere nel posto giusto. Non avevo più dubbi; sarei entrato in quella casa e qualcosa sarebbe successo. Non sapevo ancora cosa.

Dopo aver citofonato mi venne aperto il cancello e il portone. Percorsi un corridoio e un ragazzo più giovane di me mi accolse. Sembrava cordiale. La sala dove mi condusse era spaziosa ed elegante. Mi sedetti sul divano, chiacchierando con il ragazzo. Nell’aria c’era qualcosa di strano. Apparve la ragazza. Il suo abbigliamento mi apparve incongruo. Indossava le famose autoreggenti, i suoi bravi tacchi a spillo, ma sopra una maglia di lana informe la infagottava. Nella penombra non riuscivo quasi a distinguerne i tratti.

La donna teneva il volto verso terra e si voltava frequentemente, dandomi le spalle. Si vergognava? Era la sua prima volta? Chissà cosa pensava in quel momento. Mi sentii vagamente a disagio. L’uomo, viceversa, sembrava di ottimo umore. Mi accorsi poi che lei mi sbirciava discretamente, come sanno fare solamente le donne. Non sapevo davvero se rivolgermi anche a lei o solamente a lui.

Mi disse: “aspettaci qui un attimo, andiamo a fumare una sigaretta, lei ed io, sul balcone”. Si allontanarono e iniziarono a parlottare fra loro. Ero certissimo ormai che la cosa si sarebbe risolta in un nulla di fatto. Forse lei aveva cambiato idea o non se la sentiva. O anche, più semplicemente, io non ero il suo tipo.

Grande fu la mia sorpresa quando invece i due tornarono dopo poco e lui mi disse semplicemente: “ok”. La ragazza continuava a voltarmi le spalle. Si tolse infine la maglia e il suo corpo seminudo era uguale a quello che avevo poco prima visto in foto. Si avvicinò al suo ragazzo quasi a chiederne la protezione e iniziò a baciarlo. Ero seduto a un metro da loro. Conoscevo perfettamente il mio ruolo e attesi.

Solo quando lui mi fece cenno di avvicinarmi mi alzai Mi posi dietro le spalle della ragazza, con tutta la delicatezza di cui ero capace. Non la conoscevo e non la volevo mettere più a disagio. Iniziai lentamente a baciarle il collo, la nuca e le orecchie. Le accarezzai i fianchi, e andai a cercare il suo seno, abbassando le coppe. Mi bagnai i polpastrelli di saliva e iniziai a sfiorarle capezzoli. Poi scesi con le mani sul suo culo. Era durissimo. Era magnifico, era maestoso. Il silenzio fra noi era quasi irreale, come perduto nel silenzio più grande del paese addormentato. Finalmente lei iniziò a rispondere al mio assalto. La sua mano scese dietro la sua schiena e cercò subito il contatto con il cazzo, che aveva di certo già percepito duro contro il suo culo.

Lo toccò con maggior decisione attraverso la stoffa e lo stringeva ritmicamente. Il suo ragazzo si allontanò di un passo. La sua parte in quella particolare situazione, lo compresi, era finito. Aveva la certezza che la sua ragazza non si sarebbe più tirata indietro e si riservava il ruolo di regista. Mi ordinò di sedermi nuovamente. La ragazza si volto e finalmente vidi i suoi occhi. Tradivano paura, tradivano eccitazione. Un misto particolare che mi eccitò. Sono sempre gli occhi di una donna a eccitare un uomo che realmente ama l’erotismo. Un corpo più essere più o meno bello e perfetto. Penetrare una sconosciuta può essere piacevole. Ma non tanto per le semplici sensazioni fisiche. La figa è sempre calda umida e accogliente. L’ano è sempre stretto e ti avvolgente.

Ciò che fa la differenza, per me, è lo sguardo. L’espressone della donna è quello che veramente ti porta in paradiso. È quello che spio ogni istante. La Sconosciuta si inginocchiò di fronte a me senza più esitare. La aiutai sfilandomi pantaloni e boxer assieme. Sfacciatamente.In un istante fui nudo, con le gambe aperte, presentandole il cazzo già duro. Lo prese subito in bocca, come se volesse togliersi dall’imbarazzo. Come se fosse per lei più facile succhiare piuttosto che sostenere il mio sguardo nel suo. La sua bocca percorreva tutta la lunghezza in un movimento ritmico. Poi scendeva sulle palle e risaliva ancora. Non provai a baciarla. Avevo capito istintivamente che quello era un limite invalicabile perché troppo intimo e non intendevo rompere il filo sottilissimo di quella magia.

La ragazza interruppe il suo lavoro di bocca. Non si sfilò neppure il perizoma. Venni invitato seccamente a indossare un preservativo. Poi la Sconosciuta spostò di lato il suo intimo e venne a impalarsi sopra di me. Era già bagnata. Forse in realtà, nonostante la timidezza, le stava piacendo quello che stava vivendo. Nella notte ormai avanzata il silenzio era rotto solo dai nostri sospiri. Più decisi i miei, più trattenuti i suoi. Avrei potuto resistere quasi all’infinito così.

La ragazza nascondeva il viso sulla mia spalla, le mie mani afferravano con decisione il suo culo per guidarla nel movimento.
Chiedi di cambiare posizione; volevo vedere finalmente il suo volto mentre affondavo in lei. Volevo vedere la sua figa penetrata e lucida, il suo clitoride fare capolino. Si sdraiò sul divano a gambe larghe e la penetrai selvaggiamente. Ora davo io il ritmo e i miei colpi erano sempre più violenti. Stavo però attento a non farle male. Ancora una volta non riuscii a comprendere quali emozioni le attraversavano la testa e la pancia. Il suo ragazzo era chiaramente eccitato dalla situazione e mi incoraggiò a venire. Per farlo dovetti accelerare ancora il ritmo e la martellai con tutte le mie forze fino a sentire montare il mio orgasmo.

Non indugiai in coccole o tenerezze. Capivo che sarebbe stato del tutto fuori luogo. Ero stato un semplice oggetto e quello era il mio ruolo. La ragazza si allontanò rapidamente e si dileguò. Non mi restò che rivestirmi rapidamente e salutare il ragazzo che mi accompagnò alla porta. Diretto. Brutale. Insolito. Maledettamente eccitante.

Il silenzio della strada mi accolse. E tornando a casa rivissi mentalmente quella strana notte. Loro sarebbero ripartiti e non li avrei certo più rivisti. Spero serbino un buon ricordo di me che si riconoscano, se mai leggeranno queste righe. La mia Sconosciuta


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