La fissa della prestazione

Il mondo del libertino si focalizza spesso, troppo spesso a mio avviso sulla prestazione. Questo vale tanto per gli uomini che per le donne. Ragazzi, abbiamo ingurgitato (e mal digerito!) un sacco di porno e forse tentiamo di trasferirlo nelle nostre vite esperienze di vita reale. La mia tesi è che non sia una buona idea; la mia tesi che questo conduca a incontri non ottimali. Quindi conduca a godere meno.

La pornografia è, penso lo sappiamo tutti, finzione. Si dice rifletta la visione dei maschi. Mi permetto di aggiungere, assumendomi la responsabilità, dei maschi scarsamente evoluti. Nel porno tutto fila sempre liscio. Tutti hanno sempre voglia, altrimenti che porno sarebbe? 🤣. Le fige sono sempre gocciolanti, i pompini arrivano sempre alle tonsille e la penetrazione anale è sempre facile come entrare nel burro. Sarà forse per questo che molte donne si indispettiscono (giustamente) quando lui fa loro male spingendo come un pazzo? Gli uomini, chiaramente, non sono da meno. Va da sé che siano tutti rigorosamente superdotati. Se non hai almeno venticinque centimetri grossi e nodosi, nel mondo del porno per te non c’è spazio. Last but not least, le erezioni sono indistruttibili, immediate. Nessuna défaillance, nessuna mollezza. Acciaio puro! 🤣

Nella vita reale nessuno pensa che siamo dei super eroi. Nessuno pensa che possiamo sollevare un’automobile a mani nude o essere un tuttologo. Chissà perché invece tendiamo a scordare questo elemento e pretendere (sempre questa parola traditrice e scivolosa) dagli altri la prestazione.

Alla donna si chiede di essere full optional, di apprezzare qualsiasi pratica sessuale, di essere la regina dei pompini, di praticare agevolmente doppie penetrazioni. Di godere a ripetizione in qualsiasi modo. Non pare esservi spazio per timidezza, reticenza, pudore. Vergogna, sì anche vergogna, perché siamo solo persone, esseri umani. Al maschi poi non viene perdonato la temuta perdita dell’erezione. Anche lui viene oggettificato, ridotto al ruolo di vibratore di carne. Deve averlo grosso, lungo e soprattutto maledettamente duro. Sempre e comunque.

Prestazione e oggettificazione viaggiano di pari passo. Trattiamo l’altro da oggetto nella misura in cui trattiamo noi stessi da oggetti. Anche questa modesta osservazione prende lo spunto dal mondo libertino, perché appaiono nitide, ma ovviamente riguardano ogni aspetto della vita. Se vi interessa, mettetela in un angolo. Ne potremo riparlare. L’altro è solo un pezzo di carne. Abbiamo già visto la tematica, riferita specificamente alle libertine come vengono purtroppo talvolta viste dai maschi. Qui rilevo invece che lo stesso impietoso sguardo pesa anche sugli uomini, basta leggere gli annunci dei siti libertini per rendersene conto.

Ora il libertinaggio si può anche vivere in quest’ottica. Non è vietato. Una donna (ma più spesso una lei di coppia, il che mi fa sospettare che dietro ci sia sempre lo zampino del suo uomo) ha perfettamente il diritto di chiedere delle prestazioni, in genere misurate sulla durezza, le dimensioni e la durata. Può desiderare di essere martellata e trivellata per ore ed ore. O per una notte intera. Ma io mi chiedo, è davvero il modo più efficace di godere per lei? O non è forse un modo per appagare il suo (o del di lei compagno) Ego?

Negli anni sono diventato sempre più allergico a questa impostazione. La scelta di questo blog è di pormi nella posizione dell’osservatore e di non parlare di me e non dirò altro di personale. La vedo come una fase meno evoluta del libertinaggio. Questo come molti altri approcci come per esempio il collezionismo. Diffuso e rispettabile. Ma davvero non c’è altro.

Torno alla definizione del libertinaggio come scelta di vivere liberamente esperienze e connessione emotiva come strumento (alquanto gradevole!🙃) di conoscenza di sé. Sostituisco quindi volentieri il termine prestazione con quello più maturo di connessione.

Connessione come incontro intimo (intimo anche se magari si è in tanti 😝) con l’altro. In qualunque incrocio e combinazione di corpi. Rimane un mettersi a nudo e conoscersi in un modo che non è possibile ottenere altrimenti. Trovo molto più appagante stare focalizzati su noi stessi e su coloro che condividono la nostra esperienza nel qui e ore. A questo livello, conta davvero davvero cosa si fà? In parte sì, naturalmente. È chiaro che le emozioni e le sensazioni nascono da atti concreti. Ma non si esauriscono, questo è il mio punto, in questo. Può essere più erotico un bacio, uno sguardo, una carezza rispetto a una pratica sessuale (quella che volete voi!) tecnicamente perfetta ma vuota e meccanica.

L’idea di sesso meccanico che molti lamentano quando si parla di incontri libertini va di pari passo con il concetto di prestazione. Trovo buffo e contraddittorio da un lato pretendere la prestazione e dall’altro lamentarsi che la stessa sia meccanica! Sono semplicemente le due facce di una stessa medaglia. Se ci liberiamo dall’ossessione della prestazione (nostra e dell’altro) ed entriamo invece in sintonia con l’idea di connetterci il nodo si scioglie immediatamente. Non sto dicendo che possiamo innamorarci di tutti quelli con cui viviamo esperienze. Ma fra il non provare alcuna emozione e l’innamoramento esiste una scala infinita di grigi. Di volta in volta, a seconda della persona e della situazione possiamo provare qualcosa. Qualcosa di diverso. Di unico. Di più o meno intenso e forte. Qualcosa che ci portiamo a casa come comprensione di noi stessi.


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