Il POV degli altri: intervista a… Pulcina

1.Presentati brevemente nel tuo essere donna e libertina

Credo di essere nata libertina, come donna volutamente anticonformista e desiderosa di libertà, di continui nuovi stimoli, nel disperato tentativo di rompere la noia e l’alienante routine che tende a “spegnerci dentro”.
Ho sempre avuto un aberrante rigetto per le “regole” della nostra società, che ci vorrebbe tutti uguali e “per bene” o “benpensanti”. Ho sempre lottato, non senza averne in cambio difficoltà, contro questi stereotipi.
Tuttavia, credo di aver maturato questa mia consapevolezza non nelle mie numerose esperienze da single molto birichina, a volte oltre il limite “normalmente concesso” (ma da chi, poi???), bensì nella mia prima vera ed anche attuale esperienza di coppia libertina.
In questo nuovo ed unico cammino di crescita a due, ma anche e soprattutto personale, via via la nebbia si è diradata ed ho compreso come lati di me inquieti, sopiti e mai risolti, potessero finalmente trovare una quadra, dandomi quell’equilibrio interiore che avevo sempre agognato invano.

2. Cosa significa per te essere libertina?

Per me essere donna libertina comprende fondamentalmente tre aspetti: libertà, equilibrio, amore (che ovviamente comprende anche il rispetto) sia verso se stessi, che verso gli altri. Io ho avuto la fortuna di scoprirlo in coppia, ma la stessa identica cosa vale anche per i singoli/e.

3. Come, quando e perché lo sei diventata?

Si tratta di una consapevolezza graduale, acquisita attraverso un lungo cammino di esplorazione interiore, non sempre facile, ma, alla lunga, inequivocabilmente appagante, che in effetti ha portato solamente alla luce ciò che era già latente in me; ho avuto la fortuna di intraprendere questo tragitto con il mio attuale compagno sempre a fianco, a sostenermi e, talvolta, a farmi da guida.
In effetti, però, c’è stato un inizio più o meno ufficiale: si parla di ormai quattro anni e mezzo fa, quando con Luke, dopo un lungo confronto, si decise di comune accordo di costituirci come coppia libertina.
Il motivo di questa mia scelta è evoluto nel tempo, divenendo sempre più fermo e consapevole: inizialmente, lo ammetto, fu per compiacere Luke, nella paura, diversamente, di perderlo; poi, sempre di più, mi permetteva di analizzare me stessa, con tutte le mie paure ed insicurezze, la mia gelosia, i miei sentimenti, il mio desiderio di trasgressione e libertà. Fino ad oggi, quando per me rappresenta il raggiungimento di un equilibrio interiore, a cui non voglio rinunciare.

4. Cosa ti ha dato, cosa ti ha insegnato e cosa ti ha tolto il tuo essere libertina?

Essere libertina mi ha dato un equilibrio interiore, che mai avrei immaginato di raggiungere; mi ha insegnato a guardarmi dentro con schiettezza e ad ascoltarmi appieno. Mi ha tolto, forse, la possibilità di condivisione di questo mio cammino con chiunque, ma, in effetti, credo sia meglio così.

5. Pensi di poter tornare a stare in una relazione tradizionale?

Sinceramente credo di no. “Alea iacta est”: una volta varcato il Rubicone, il percorso è segnato, il cammino ha preso la sua via, tornare indietro non ha senso; occorre sempre evolversi, mai regredire.

6. Qual è il tuo incastro preferito (due, tre, quattro, dieci….) e perché?

Alla luce della mia esperienza, posso affermare che le situazioni che preferisco sono i party privati non troppo numerosi, nei quali, oltre al gioco, è presente anche una componente di scambio interpersonale; sono sempre stata un animale voracemente sociale e questa è la dimensione che mi si addice maggiormente.

7. Che differenze hai trovato fra l’essere libertina in coppia con il tuo ragazzo, con un amico e come singola?

Effettivamente non credo di poter dare un’opinione fondata, in quanto, in pratica, ho sperimentato unicamente il primo tipo di realtà; le mie esperienze con amici e come singola non raggiungono il livello di consapevolezza interiore sufficiente per poter esprimere un giudizio.

8. Se tornassi indietro vorresti non aver mai scoperto questo modo di vivere o no?

Sono convinta che questo cammino sia stato per me una sorta di “manna dal cielo”, che ha permesso alla mia irrequietudine interiore di trovare finalmente pace e serenità, quindi direi che sono assolutamente felice di averlo “scoperto”.

9. “Essere libertino può essere una delle strade più potenti ed efficaci per scardinare le proprie limitazioni, imparare a conoscersi e crescere interiormente”. Cosa pensi di questa affermazione?

Credo che quanto ho scritto finora in quest’intervista si possa efficacemente riassumere in questa frase; aggiungerei solamente che questa crescita e consapevolezza possono portare al raggiungimento di un maggiore equilibrio interiore.

10. Raccontaci brevemente l’esperienza che ti ha segnato maggiormente

In tutta onestà, non penso ce ne sia una in particolare, perché ogni esperienza è a sé e ci dona risvolti diversi ed unici, tutti che ci toccano e segnano in qualche modo per la vita.
Posso invece affermare che ci sia stato un “incontro”, che mi ha segnato maggiormente, ed è quello con il mio attuale compagno Luke: da questo sono scaturiti innumerevoli mutamenti nella mia vita e nel mio modo di essere e rapportarmi con gli altri, nonché splendide e speciali amicizie, a cui tengo moltissimo.
Raccontare brevemente questo “incontro” non mi è possibile, ma, se l’intervistatore me lo consentirà, vi dedicherò una pagina su questo blog. A questo punto aspettiamo con curiosità (Ndr)

11. Cosa diresti ad una donna che ha delle curiosità, ma “non so se me la sento, non so se vada bene per me, ecc.”?

Banalmente, come è già stato ripetuto più volte prima di me dalle altre “intervistate”, direi che non può conoscere il sapore di un piatto, prima di averlo assaggiato.
Più profondamente, forse, le direi di “ascoltarsi” con attenzione e di non farsi limitare dalle proprie, seppur giustificate, paure: la risposta è sempre dentro di sé.


12. Quali sono per la tua esperienza personale le differenze fra libertini e non libertini, che li accomunano, al di là delle differenze individuali?

Ritengo che le differenze tra libertini e non libertini siano unicamente nel “modo” di vivere la propria sessualità e di affrontare le proprie paure interiori, che in realtà sono le medesime, in quanto fanno inevitabilmente parte della complessità della natura umana. Stesse pulsioni, stessi istinti, stessi timori, stesse remore, ma “modi” diversi nella loro gestione: i libertini si ascoltano, i non libertini tendono inevitabilmente ad auto-limitarsi.

13. A tuo avviso, quali sono le motivazioni sane e non sane per essere libertino/a?

Ho scritto già molto finora sulle motivazioni sane per essere libertini: introspezione interiore, consapevolezza, ascolto di sé, anelito al raggiungimento di un equilibrio emotivo, sono solo alcuni dei punti a favore dei libertini “sani”.
Credo invece che il più grosso errore che si possa commettere (e ne parlo per esperienza personale!) sia quello di essere, o meglio, tentare di essere libertini per scelta altrui, ovvero per compiacere un’altra persona, nella paura di perderla, diversamente. Questo è un percorso che non porta da nessuna parte, in quanto, inevitabilmente, porta alla negazione e non all’affermazione di sé.
La motivazione “più sana”, in sintesi, per essere libertini è proprio l’affermazione di sé!


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