“Ma…tu/voi pensate sempre a quello…”?

È il classico domandone, trasuda giudizio e pregiudizio da tutti i pori. Un evergreen intramontabile. Una domanda facile, scontata e molto banale a mio modo di vedere. Viene sempre rivolta alla Tribù dei Libertini, prima o poi. È inoltre una finta domanda, perché contiene in filigrana (neppure troppo!) la risposta. Eppure una domanda non può mai essere sbagliata di per sé. Proverò a decostruirla e inquadrarla come meglio posso. Vorrei poter dire che questo post chiude definitivamente la questione, ma so già che così non sarà. Se mi toccherà tornarci, ci tornerò.

Iniziamo dal “sempre”. Sempre non significa nulla. Sempre è ogni istante in cui siamo svegli? Una volta al minuto? Tre volte al giorno? Valgono solo pensieri oltre i dieci secondi o vale anche in micropensiero istantaneo? Cosa intendete con il vostro sempre? Questo avverbio, se guardato appena appena, non significa in sé nulla.

I libertini ci pensano più di altri? Boh, come saperlo con certezza? Quel che è certo è lo fanno più degli altri (anche lì con differenze abissali fra le persone o in diversi momenti nella vita di una stessa persona). Farlo è direttamente proporzionale al pensarlo. Anche qui non c’è risposta. Forse ne parlano e si confrontano fra di loro e dispongono evidentemente di temi che interessano molto, ma che al di fuori sono tabù.

A me sembra inoltre che il “pensare sempre a quello” riporti a galla l’idea fuorviante di chi non conosce i libertini e se li immagina strani. Nella Tribù, invece, troviamo spesso persone brillantissime. Non dispongo di dati statistici ma la sensazione è che le categorie culturalmente più elevate siano sovra rappresentate rispetto alla media. Vi si trovano facilmente professionalità di alto livello e in generale persone con tanti interessi variegati. Mi viene difficile immaginare come, nel mondo contemporaneo, si possa essere genitori presenti e professionisti brillanti se si “pensa solo a quello”!🤣

Infine, osservo come esista un pregiudizio proprio sulla natura pensieri dei Libertini. Proviamo a immaginare di conoscere un amico che si prepara per la maratona di New York. Si deve allenare meticolosamente per mesi, deve fare attenzione a ciò che mangia. Insomma questa maratona per lui o lei conta. Oppure immaginiamo che questo amico abbia la passione del teatro. Passa il suo tempo libero a ripetere, a provare le scene. A studiare. O immaginate qualsiasi altro aspetto nella vita di una persona a cui dedichi impegno e tempo. Siamo certi che sarebbe valutato con lo stesso occhio? Oppure questo sottile biasimo deriva dal fatto che la loro filosofa di vita viene disapprovata a priori?


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