Non tutti hanno la possibilità di iniziare a percorrere il sentiero del libertino assieme. Anzi, statisticamente queste non costituiscono la maggioranza. Più spesso la Coppia Libertina prende avvio in un modo molto diverso.
I due si incontrano, si piacciono. Decisono di “mettersi assieme”; come dico con una espressione che preferisco, di “entrare in relazione”. Uno dei due (più spesso lei) ha conservato intatte le convinzioni su ciò che bisogna fare, su come bisogna comportarsi, su quello che è giusto. Tutto ciò che abbiamo elencato brevemente nel post precedente. Lui però (lei, più raramente) è portatore di una visione differente. E’ infatti già libertino o libertina. Che può fare la persona che ha già scoperto (ma non necessariamente accettato) questa parte di sè?
Può subentrare la paura: paura di essere rifiutato, paura di essere giudicato, paura di essere disprezzato. Un vero nodo Gordiano. Come tutti i nodi Gordiani la soluzione più sana è quella più semplice: tagliarlo!
Alcuni pensano “vabbè dai, mi sono divertito/a; ho fatto le mie esperienze, adesso è arrivato il momento di rimettermi in carreggiata“. Rimettersi in carreggiata, ovvero tornare disciplinatamente nell’alveo di quello che la società, le convenzioni aspettano da noi. Non entro neppure in considerazioni filosofiche sul perchè, sul percome. Dico semplicemente: NON FUNZIONA. Nel 99% dei casi non funziona. Non l’ho quasi mai visto funzionare. Esistono certamente persone che valutano di poter rinunciare al loro lato libertino; che ne sono convinte. Che vi riescono con uno sforzo di volontà. Ma è assai raro. Più un desiderio viene represso o ignorato più rimane latente. Il rischio concreto è quello di tradire o quello di interrompere la relazione perchè non corrisponde a una parte di quello che si vuole.
Quanto tempo possiamo trattenere il fiato prima che una forza irresistibile ci spinga a alzare la testa a qualsiasi costo? Più a lungo lo tratteniamo e più convulso, violento e potenzialmente distruttivo sarà l’impulso di respirare a pieni polmoni.
Rimane l’unica altra opzione. L’unica onesta. “Guarda io mi sono innamorato/a di te. Vorrei una storia; una storia vera, profonda e importante. Per questo ritengo sia giusto raccontarti una parte di me che potresti non aver neppure lontanamente immaginato…” Svelarsi, in modo semplice e in modo sano. Senza remore. Senza arroganza. Usando semplicemente la forza della nostra verità. Non ha forse, la donna o l’uomo che desideriamo, il diritto di sapere chi ha di fronte? Vogliamo davvero mostrare solo le parti più accettabili di noi stessi? Pensiamo davvero di iniziare una relazione nascondendoci? Come regola generale e non limitata all’ambito libertino mi sento dire questo: iniziare una relazione nella bugia o anche semplicemente nel non-detto è come abbottonarsi il cappotto sbagliando asola. Più si prosegue e più il cappotto stesso sarà sghembo. Non migliora la sua forma. Se vogliamo proseguire con la metafora, l’unico rimedio è ricominciare da capo; allo stesso modo se una dinamica di coppia nasce disfunzionale occorrei decostruirla completamente per riparire da basi sane. Occorre buona terra per dar vita a una pianta rigogliosa.
Chi riceve questa inattesa rivelazione ha a sua volta solo due scelte costruttive: dire di no e comprendere immediatamente che la persona non è quella giusta oppure accettare la sfida. Accogliere quel brivido segreto che ha provato a scoprire le sorprendenti esperienze dell’altro. Avvertire oscuramente come tutto questo risuoni in sè. Vedere il tutto come una opportunità di sperimentare. Perchè no, in fondo? Forse il desiderio covava latente da sempre e attendeva solamente un messaggio, un invito, uno spunto. Avere la possibilità di sperimentare lo stile di vita libertino non implica nulla di ineluttabile. E’ appunto una possibilità. Da accogliere con apertura e gratitudine verso la vita.
In questa dinamica si delineano chiaramente, in una prima fase, due ruoli distinti: quello della Guida e quello del Neofita. Grande è la responsabilità del primo perchè grande è la fiducia che gli è stata accordata dal secondo! Le prime esperienze possono essere decisive in senso sia positivo che negativo. La Guida deve ascoltare, ascoltare davvero, mentre il Neofita deve esprimersi. Deve essere altrettanto sincero parlando non solo delle sue curiosità ma anche e soprattutto dei suoi dubbi e dei suoi timori. Sta alla Guida e alla sua sensibilità modulare le proposte in modo delicato e graduale, lasciando sempre al Neofita la possibilità di dire “stop”. Sembra banale, ma credetemi molte coppie sono andate di fronte al disastro per responsabilità sia dell’uno che dell’altro.
Si tratta quindi di un sentiero di coppia assai diverso dall’altro, Io avverto che (ma alcune mie amiche si infuriano come delle Iene quando vi accenno!!) le Energie spontanee (e non solo condizionamenti culturali) maschile e femminile si accordano spontaneamente affinchè il ruolo di Guida sia assunto più dall’Uomo e quello del Neofita dalla donna. Ho visto accadere anche il contrario, ma l’Ego ipertrofico (e quindi fragilissimo) di troppi uomini rende loro difficile seguire, ascoltarsi e imparare.